Gli Attori dell’Associazione Culturale e Turistica Arbëreshe “Vorea”
Salvatore Pace
Quando ho accettato di essere attore per Vorea, non mi sono mai sentito un professionista nel senso tradizionale del termine. Sapevo di non avere tecniche da esibire né certezze a cui aggrapparmi, ma avevo qualcosa che per me contava di più: la disponibilità e l’umiltà di recitare senza protezioni.
In Vorea non ho interpretato mai qualcuno troppo distante da me. Ho attraversato emozioni che conoscevo, paure che mi appartenevano, silenzi imparati nella vita prima ancora del palco. Ogni scena è stata un esercizio di ascolto profondo: degli altri, della storia, di ciò che accadeva dentro di me mentre la scena prendeva forma.
Essere un attore amatoriale significa esporsi completamente. Ogni esitazione è visibile, ogni verità anche. Non ho mai cercato la perfezione, ma la coerenza e la sincerità del momento, lasciando che le emozioni arrivassero senza forzarle, nel loro tempo giusto.
Mentre il pubblico in sala trattiene il respiro o è divertita delle mie battute, io resto dentro la scena. Avverto i silenzi più degli applausi, gli sguardi più delle reazioni. In quell’attimo sospeso il confine tra me e il personaggio si assottiglia fino quasi a scomparire: non sto più recitando, sto condividendo qualcosa di autentico.
Essere un attore per Vorea non è solo interpretare un ruolo, ma ripercorrere le mie radici arbëreshe e sperare che ciò che regalo al pubblico faccia riprendere il gusto per la cultura e la lingua dei miei avi che gelosamente ho conservato. Vira mi ha insegnato che raccontare una storia è un atto di responsabilità anche senza un curriculum alle spalle. Se chi guarda riesce a riconoscere in ciò che vede un frammento di sé, allora so di aver fatto il mio lavoro. Ed è abbastanza per continuare.


Maria Di Cunto
Attrice, socia ed economa dell’Associazione Vorea, una realtà culturale che lavora con dedizione alla valorizzazione e alla diffusione del teatro in lingua arbëreshë.
Il teatro è sempre stato il suo sogno, coltivato fin dall’infanzia.
Quando nel 2012 entra a far parte del gruppo, quel sogno prende finalmente forma. Da allora, la scena diventa per lei molto più di un luogo artistico: è uno spazio vivo, autentico, in cui poter esprimere sé stessa e condividere emozioni, storie e memoria collettiva.
Attraverso il lavoro teatrale, Maria contribuisce con passione alla tutela e alla trasmissione della lingua e della cultura arbëreshë. Crede profondamente nel teatro come strumento di memoria, identità e appartenenza, capace di dare voce a una comunità e di tenerne viva l’anima.
Recitare nella sua lingua madre, l’arbëreshë, è per lei motivo di grande gioia e orgoglio. È la lingua che ha sempre parlato, imparata in famiglia, la lingua delle origini e dell’infanzia. È la lingua con cui, da bambina, chiamava la mamma “mëmë”: una parola semplice e potentissima, carica di affetto, radici e ricordi.
All’interno dell’Associazione Vorea, Maria partecipa attivamente con l’obiettivo di mantenere viva questa lingua preziosa e di trasmetterla alle nuove generazioni. Attraverso il teatro, continua a farla risuonare, affinché non smetta mai di vivere, di emozionare e di unire.
Rocco Gallucci
Nato a Spezzano Albanese da madre arberesh e padre non, in casa si è parlato sempre in lingua arberesh tranne che quando ci rivolgevamo al figlio di mia nonna.
Sono cresciuto a pane, Juve e soprattutto Gesù e moglie di San Giuseppe, frequentando la scuola fino alla licenza superiore, diplomandomi nel 1985 in ragioneria. Essendo io uno dei più grandi nemici dello studio, non ho continuando gli studi, mi sono indserito come socio nell’azienda commerciale di famiglia, la quale vendeva macchine e attrezzi agricoli, in quanto il figlio di mia nonna con i suoi fratelli fu pioniere e precursore nell’introdurre le macchine agricole in Calabria nei primi anni 50.
Un giorno per mano di alcuni amici (tra cui Cenzino) venni incluso per la prima volta in una compagnia teatrale a scopo benefico e no profit, intenda ad adottare a distanza 5 bambini disabili Somali.
Fui subito folgorato da quest’arte (anche perché fui affascinato da una commedia a cui assistetti in dialetto castrovillarese che alcune mie maestre organizzarono quando io frequentavo l’ìIstit,Pitagora di Castrovillari).
Non nego che io ero un ragazzo estremamente timido in pubblico, infatti lasciai il conservatorio di musica anche e soprattutto per il trauma che ebbi dovendomi esibire in un saggio davanti a circa 200 persone, ricordo che stavo per svenire.
Beh il teatro molto presto è diventato una medicina irrinunciabile, un modo per combattere e debellare certi limiti caratteriali ed oggi posso tranquillamente affermare che se davanti a me ci sono 500 mila persone non me ne può fregar di meno.
In 20 anni ne abbiamo e ne ho interpetrato veramente tante e per tutte conservo un ricordo meraviglioso.
Ma la più bella esperienza è stata quella di interpetrare Gesù in due Passioni Viventi tenute nel 2009 e 2010 a Spezzano Albanese, dove lì in cuor mio non ero un attore o interpetre, mi sentivo un privilegiato scelto proprio da Lui, insomma li c’ero solo io e LUI e il resto non contava, è stata una preghiera, la più bella preghiera.
Oggi mentre a Spezzano prepariamo alcune commedie da tenere nella prossima estate (in inverno non abbiamo locations da sfruttare purtroppo), mi vedo incluso in “Vorea”, compagnia composta da bellissime persone diventate ormai amici.



Salvatore Basile
Attore e socio fondatore di Vorea. Per me il teatro è un’esperienza di condivisione e di crescita. Quando inizia una nuova commedia e riceviamo i copioni con i personaggi già assegnati, riaffiorano subito le prime difficoltà, soprattutto per chi, come me, proviene da una realtà dove la lingua è stata per molto tempo solo parlata e non scritta. All’inizio leggere è faticoso, lento, quasi balbettato, ma grazie all’aiuto reciproco e al confronto impariamo a dare senso alle parole.
Con il passare delle prove, le battute si fissano nella memoria e i personaggi cominciano a prendere forma dentro di noi. Le serate trascorrono tra impegno, discussioni, momenti di tensione e altri di leggerezza, creando un forte spirito di gruppo. L’arrivo della regista rimette tutto in ordine, azzerando le fantasie personali per costruire uno spettacolo condiviso, che richiede ancora più concentrazione e lavoro.
Quando finalmente andiamo in scena, tra emozione e paura di sbagliare, capisco il vero significato del teatro: non la perfezione, ma la capacità di far rivivere storie, di sentirsi parte di qualcosa di più grande e di condividerlo con il pubblico. Gli applausi finali danno senso a tutto il percorso fatto insieme.
Elena Amato
Sono stata una delle prime attrici che ha intrapreso questo percorso teatrale. Ho iniziato per gioco e per interrompere la routine, ma con gli anni, ho scoperto di avere in mano uno strumento potente per continuare a fare con il pubblico quello che ho sempre fatto in casa con i miei figli e i miei nipoti: parlare la lingua arbereshe e mantenere vive delle tradizioni nel tempo.


Gemma Ceccarini
Mi chiamo Gemma Ceccarini e vivo a Frascineto. Sono sposata e madre di due figli. Diplomata in Arte Applicate, mi esprimo attraverso la pittura e la realizzazione di bambole in abito tradizionale arbereshe, creazioni artigianali che raccontano la storia , la cultura e l’identità del mio popolo. Da diversi anni ho intrapreso un percorso teatrale che coltivo con passione , impegno ed entusiasmo. Il teatro in lingua arbereshe ha rappresentato per me grande opportunità di crescita , sia personale che creativa. Credo che l’arte e in particolare il teatro , sia uno degli strumenti più autentici e diretti per custodire e trasmettere le tradizioni mantenendo viva la memoria culturale e consegnandola alle nuove generazioni
Maria Pia Stabile
Mi chiamo Stabile Maria Pia, ho 56 anni e ho lavorato presso il museo del Costume Albanese per diversi anni come guida museale cercando di far conoscere la nostra storia e la nostra cultura attraverso i costumi in miniatura ai visitatori che restavano affascinati per come, nonostante lo scorrere del tempo, siano rimasti immutati.
Io sono entrata a fare parte dell’ Associazione culturale Vorea dal 2015 quando, assistendo a una loro rappresentazione, ne sono rimasta colpita e ho voluto fortemente farne parte pur consapevole della mia limitazione linguistica in quanto pur avendo origini arbresh da parte della sola nonna materna e pur vivendo a Frascineto non avevo mai parlato l’ albanese anche se l’ho sempre compreso in buona parte ascoltando le conversazioni tra le mie amiche d’ infanzia. La mia passione per la cultura arbresh e per il teatro, mi hanno spinta a provare e grazie al supporto che ho ricevuto da questo fantastico e coeso gruppo che mi ha accolto e aiutato a superare le mie difficoltà , oggi posso dire di saper anche leggere e parlare in scena molto bene e sono felice di poter dare un piccolo contributo alla salvaguardia della nostra lingua Arbresh.


Margherita Ferrari
Recito da molti anni, abbastanza da sapere che il tempo non toglie: sposta. Sposta il peso delle emozioni, la voce, il corpo. Nei silenzi ho imparato a dire più di quanto dicessi con le parole.
Non ho più bisogno di dimostrare nulla. Ogni personaggio che affronto con Vorea è un incontro, non una sfida. Porto con me ciò che sono stata e lo lascio filtrare nello sguardo, in una pausa appena più lunga, in una fragilità che non temo più di mostrare.
So che il mio corpo non risponde più come una volta, ma in cambio mi ha regalato precisione, verità, ascolto. Recitare oggi significa per me soprattutto togliere, arrivare all’essenziale. Non cerco l’applauso facile, cerco il riconoscimento silenzioso di chi, guardandomi, sente qualcosa di autentico.
Se sono ancora qui è perché credo che ogni età abbia una voce necessaria. La mia, oggi, è più bassa, forse più ruvida, ma è mia fino in fondo. E finché avrò qualcosa di vero da dire, continuerò a salire in scena.
Maria Damis
Firmense nata a Lungro, avvocato, appassionata di arte, cinema, musica, letteratura e danza. Eclettica, empatica, generosa ed altruista, sostiene pervicacemente i suoi ideali nel rispetto della diversità di opinioni. Adora il teatro e nei ritagli di tempo si diletta nella recitazione di classici antichi e moderni. Qualche anno fa ha recitato in Liola’ di Pirandello, nei Giganti della Montagna e nella Partita di Scacchi con la regia di Imma Guarasci con cui collabora dal 2008. Vince il premio Bronzi di Riace 2024 organizzato da Fita Calabria e Fita Nazionale come miglior attrice protagonista nella commedia Lisistrata di Aristofane.Nel 2025 ha debuttato a Bruxelles nel ruolo della Volpe con la commedia “Pinoqi i arberish” recitato interamente in lingua arbereshe. Attualmente, in attesa di una nuova opera teatrale nella quale recitare, il suo tempo libero è dedicato ad un’altra sua passione, la danza latino-americana a cui si dedica con divertimento e passione.


Emilia Blaiotta
Arbëreshe da parte paterna, ha diretto scuole prevalentemente in territori di minoranza arbëreshe, avendo cura di valorizzarne le specificità. Negli ultimi 8 anni di servizio è stata dirigente dell’Istituto Comprensivo ‘Ernest Koliqi’ di Frascineto (CS), un periodo in cui ha promosso varie iniziative culturali, anche grazie all’entrata in vigore della legge italiana di tutela delle minoranze linguistiche. Nel 2004 ha ricevuto la cittadinanza onoraria del Comune di Frascineto e nel 2014 è stata tra i fondatori dell’Associazione culturale e turistica arbëreshe ‘Vorea’, con la quale continua tutt’ora a collaborare.
Rossella Bellusci
Mi chiamo Rossella Bellusci, sono laureata in Giurisprudenza e madre di due figli a cui ho sempre cercato di trasmettere l’amore per la lingua e le tradizioni Arbëreshë.
Faccio parte dell’associazione Vorea come attrice da molti anni. Ho avuto il piacere di partecipare a numerose iniziative in Italia e all’estero esibendomi in ruoli diversi, tra cui quello di protagonista in una delle opere più rappresentative della cultura Arbëreshë: Costantino e Garentina.
Far parte dell’associazione mi dà la possibilità di coltivare la mia passione per il teatro e di contribuire attivamente alla valorizzazione della nostra splendida cultura nel mondo.


Maria Ferrari
Mi chiamo Maria Ferrari, sono laureata in Lingue Orientali e consulente informatica di professione. Faccio parte dell’associazione Vorea come attrice e cantante. Mi sono esibita in diverse occasioni e nell’ambito di importanti celebrazioni della cultura Arbëreshë tenutesi in luoghi come Tirana, Toronto e altre località, in Italia e all’estero. Far parte dell’associazione rappresenta per me un valore aggiunto poiché mi offre la possibilità di coltivare il mio interesse per la lingua e la cultura Arbëreshë ed esprimermi attraverso la mia passione per la recitazione e per il canto.

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